Mobilità dipendenti PA 2024, pubblicato il decreto, ecco le novità

Mobilità dipendenti PA 2024, pubblicato il decreto, ecco le novità – Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 novembre 2023, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 25 gennaio 2024, stabilisce nuove normative per la mobilità del personale non dirigenziale all’interno delle pubbliche amministrazioni italiane. L’obiettivo primario di questo provvedimento è quello di regolamentare i trasferimenti tra le varie entità della pubblica amministrazione, nonché di definire i criteri per l’equiparazione dei livelli economici di inquadramento, tenendo conto delle modifiche introdotte dai recenti rinnovi contrattuali per il triennio 2019-2021.

Queste modifiche riguardano gli stipendi tabellari e i differenziali stipendiali in relazione al primo inquadramento secondo i nuovi sistemi di classificazione.

Importante sottolineare che il decreto non introduce modifiche agli ordinamenti professionali esistenti, ma si limita a stabilire criteri per l’inquadramento del personale e per la corrispondenza tra i livelli economici in caso di mobilità tra diverse pubbliche amministrazioni.

In questo modo, si mira a garantire una transizione fluida e equa per i lavoratori coinvolti nei processi di mobilità, assicurando che la loro esperienza professionale e il loro livello retributivo siano adeguatamente riconosciuti e mantenuti anche nel contesto di una nuova amministrazione.

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Il libro si rivela quindi uno strumento utile per comprendere a fondo le dinamiche e le normative che influenzano la carriera dei lavoratori nel settore pubblico, specialmente in contesti quali gli enti locali, dove tali regolamenti trovano specifica applicazione.

Il processo di equiparazione tra aree e categorie professionali per il personale in mobilità tra pubbliche amministrazioni (PA) è definito con precisione nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Questo processo è cruciale per garantire che il personale trasferito mantenga una posizione e un trattamento economico equi all’interno della nuova amministrazione di destinazione. L’equiparazione avviene attraverso un’attenta valutazione delle caratteristiche dei ruoli professionali, basata su diversi criteri chiave:

  • Mansioni: Si esamina la natura e il tipo di lavoro svolto dal dipendente nella sua amministrazione di provenienza per assicurare una corrispondenza con le funzioni nella nuova posizione.
  • Competenze professionali: Le abilità e le conoscenze acquisite e necessarie per svolgere le mansioni specifiche vengono confrontate tra le due amministrazioni.
  • Compiti: Si considerano le responsabilità e gli incarichi affidati al lavoratore nella posizione originaria.
  • Responsabilità: Si valuta il livello di responsabilità associato alla posizione occupata dal dipendente e si cerca una corrispondenza adeguata nella PA di destinazione.
  • Titoli di accesso: Si tiene conto dei requisiti di istruzione e formazione richiesti per l’accesso alle diverse categorie e aree, garantendo che le progressioni di carriera precedentemente acquisite non siano pregiudicate dal cambiamento di amministrazione.

Inoltre, l’equiparazione deve considerare eventuali abilitazioni specifiche richieste per le posizioni di provenienza e destinazione, come previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento.

Equiparazione dei Livelli Economici

Per quanto riguarda l’aspetto economico, l’equiparazione tra i livelli retributivi in situazioni di mobilità si basa su un confronto tra:

  • Trattamento economico di provenienza: La retribuzione complessiva che il dipendente percepisce al momento del trasferimento.
  • Trattamento economico di destinazione: Le condizioni economiche previste per la posizione equivalente nella nuova amministrazione.

Questo confronto tiene conto dell’importo totale della retribuzione tabellare e del differenziale stipendiale, ovvero la quota di stipendio aggiuntiva attribuita in occasione della prima applicazione dei nuovi sistemi di classificazione, o la corrispondente voce retributiva stabilita dai contratti collettivi nazionali.

L’approccio adottato mira a garantire una transizione giusta e trasparente per i lavoratori coinvolti in processi di mobilità, assicurando che il loro inquadramento e la loro retribuzione riflettano equamente l’esperienza, le competenze e le responsabilità acquisite nel corso della loro carriera nella pubblica amministrazione.

Il Decreto del 30 novembre 2023, che riguarda la mobilità dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (PA) non dirigenziali, è stato concepito per integrarsi nella cornice della disciplina contrattuale vigente, mirando a facilitare la transizione del personale tra diverse entità della PA nel rispetto dei nuovi sistemi di classificazione introdotti dai contratti collettivi nazionali di lavoro per il triennio 2019-2021.

Applicazione e Temporaneità del Decreto

Il decreto specifica, nell’articolo 4, comma 1, che le sue disposizioni sono destinate a trovare applicazione:

  • Durante la prima fase di implementazione dei nuovi sistemi di classificazione del personale.
  • Fino all’adozione, da parte delle amministrazioni, della nuova disciplina riguardante le progressioni economiche, come delineato dalla contrattazione collettiva nazionale relativa al periodo 2019-2021.

Questo approccio temporaneo è inteso a garantire una gestione fluida e coerente della mobilità dei lavoratori, in attesa che le amministrazioni aggiornino i propri sistemi di classificazione e retribuzione in linea con gli accordi contrattuali più recenti.

Esclusioni dal Campo di Applicazione

Il decreto stabilisce chiaramente chi non rientra nel suo ambito di applicazione, escludendo specifiche categorie di personale, fra cui:

  • Il personale docente e non docente del settore scolastico e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e di specializzazione.
  • I dipendenti di ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile).
  • I dipendenti di AGID (Agenzia per l’Italia Digitale).
  • Il personale degli enti pubblici di ricerca.

Questa esclusione riflette la necessità di trattare diversamente la mobilità per alcune categorie di lavoratori, i cui ruoli e responsabilità professionali richiedono regolamentazioni specifiche che possono non essere compatibili con le disposizioni generali previste dal decreto sulla mobilità.

Conclusioni

Il Decreto del 30 novembre 2023 costituisce un elemento chiave per la gestione della mobilità del personale non dirigenziale all’interno della pubblica amministrazione, cercando di armonizzare le pratiche di mobilità con i nuovi standard contrattuali e di classificazione del personale, promuovendo al contempo la trasparenza e l’equità nel riconoscimento delle competenze e delle retribuzioni dei dipendenti in transizione tra diverse amministrazioni. La sua applicazione temporanea e le specifiche esclusioni mirano a garantire che il decreto sia efficacemente integrato nel contesto normativo e contrattuale più ampio del lavoro pubblico in Italia.